Quando Crawford interrogò Delilah, la sua compostezza era stranamente perfetta. Affermò di non aver visto nulla. Ma l’istinto di uno sceriffo esperto gli diceva che qualcosa non quadrava. Iniziò a ricostruire la cronologia delle sparizioni e si rese conto che le vittime condividevano caratteristiche specifiche che le rendevano vulnerabili e che le loro strade si erano misteriosamente incrociate nei pressi della fattoria dei McKenna.
Nella primavera del 1896, Crawford ricevette una lettera anonima recapitata dopo il tramonto. L’autore terrorizzato, che in seguito si scoprì essere il vicino Samuel Briggs, affermava che in certe notti, in perfetta coincidenza con il ciclo lunare, si potevano udire urla terrificanti echeggiare dal fienile dei McKenna. Briggs descrisse i suoni come un misto di donne che urlavano disperate e catene che strisciavano su pesanti assi di legno.
La storia inizia nel frizzante autunno del 1884. La prima gelata aveva appena cominciato a tingere di un luccichio argenteo le cime degli Appalachi quando Delilah McKenna si trovava accanto alla terra appena smossa della tomba del marito. Intorno a lei c’erano i suoi cinque figli, di età compresa tra gli otto e i diciassette anni. Per la congregazione riunita quel giorno, che cantava inni che riecheggiavano solennemente tra le montagne, Delilah era la personificazione stessa della virtù cristiana. Era una moglie addolorata e devota, ora alle prese con il compito monumentale, apparentemente impossibile, di crescere cinque ragazzi completamente da sola nella dura natura selvaggia.
I registri parrocchiali conservati presso la Milbrook Historical Society documentano meticolosamente la grande solidarietà dimostrata dalla comunità nei confronti della famiglia McKenna. I vicini si organizzarono per aiutare nel duro lavoro nei campi e i commercianti locali offrirono linee di credito illimitate. Tuttavia, sotto la superficie di questa solidarietà collettiva, stavano già germogliando i semi di un’oscurità insondabile.
Il reverendo Isaiah Thompson, un ecclesiastico locale molto rispettato, teneva un diario privato che fu scoperto solo decenni dopo, durante i lavori di ristrutturazione della chiesa nel 1943. Le sue annotazioni dell’inverno del 1884 rivelano i primi agghiaccianti segni della discesa di Delilah nella follia. Poche settimane dopo la sepoltura del marito, iniziò a frequentare lo studio del reverendo con allarmante frequenza. Inizialmente in cerca di quella che definiva “guida biblica” per l’educazione dei figli, le sue domande assunsero presto una piega oscura e ossessiva. Thompson notò la sua intensa fissazione su oscuri passi dell’Antico Testamento riguardanti la discendenza e l’assoluto dovere dei figli di onorare la madre al di sopra di ogni preoccupazione terrena.
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