Cos’è e come si prepara l’acqua di San Giovanni

 

Una tradizione legata ai raccolti

Le popolazioni agricole hanno sempre attribuito grande importanza ai passaggi stagionali.

 

L’estate portava con sé luce e abbondanza, ma anche possibili difficoltà come:

 

siccità;

temporali;

grandine;

parassiti;

incendi;

perdita dei raccolti.

 

Riti legati al solstizio, al fuoco, all’acqua e alle erbe potevano quindi assumere anche un significato simbolico di protezione delle campagne.

 

La forza dell’acqua di San Giovanni sta soprattutto nella memoria culturale che racchiude: un rito di passaggio tra primavera ed estate, più che un rimedio medico.

 

Come si prepara tradizionalmente l’acqua di San Giovanni
La preparazione tradizionale è molto semplice.

Servono:

una ciotola pulita;
acqua potabile;
fiori ed erbe aromatiche correttamente identificate;
un luogo esterno protetto e pulito.

  1. Scegliere le piante
    Tradizionalmente si raccolgono fiori ed erbe disponibili nel territorio, spesso privilegiando quelle aromatiche e profumate.

Tra le più utilizzate troviamo:

rosmarino;
rosa;
menta;
lavanda;
verbena;
artemisia;
iperico, in alcune tradizioni locali;
camomilla;
salvia;
malva;
fiordaliso;
petali di altri fiori locali.
Non è necessario usare tutte queste piante
La composizione cambia da regione a regione e da famiglia a famiglia.

Il resto è nella pagina successiva

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