la quantità di carboidrati assunti,
il contenuto di fibre,
la percentuale di acqua,
il grado di maturazione,
la lavorazione,
la dimensione della porzione,
l’abbinamento con altri alimenti. Ecco perché può fare una differenza notevole mangiare una mela intera o bere un grande bicchiere di succo di mela.
Nella mela intera, la struttura naturale e le fibre si conservano in gran parte; inoltre, è necessario masticare e impiegare qualche minuto per mangiarla.
Il succo, invece, si può bere in pochi secondi. Inoltre, per riempire un bicchiere spesso occorrono diversi frutti.
Così, quella che sembra una piccola porzione può trasformarsi rapidamente in una quantità di carboidrati piuttosto elevata.
Lo stesso vale per gli smoothie: difficilmente qualcuno mangerebbe tre banane, una mela e un’arancia nel giro di pochi minuti; tuttavia, una volta frullati, questi stessi frutti entrano senza problemi in un grande bicchiere.
Pertanto, ecco una semplice regola di riferimento:Nella vita di tutti i giorni, consumare il frutto intero è solitamente una scelta più sensata rispetto a bere succhi di frutta o grandi quantità di smoothie.
L’indice glicemico: utile, ma non è tutto
Quando si parla di glicemia, emerge spesso il concetto di “indice glicemico” (o IG).
In termini semplici, l’indice glicemico indica in che misura e con quale rapidità i carboidrati contenuti in un alimento fanno innalzare la glicemia rispetto a un valore di riferimento.
Un IG basso può essere un criterio utile nella scelta degli alimenti.
Tuttavia, non bisogna trasformarlo in una classifica rigida.
L’IG, infatti, non tiene conto automaticamente della quantità di alimento effettivamente consumata. Proprio per questo, oltre all’indice glicemico, è importante considerare anche la quantità di carboidrati presente in una porzione abituale.
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