Quando si parla di glicemia alta o di diabete, molte persone pensano subito a una lunga lista di alimenti da bandire immediatamente. La frutta è spesso la prima a finire nel mirino. Dopotutto, i frutti contengono naturalmente zuccheri e, se la glicemia è già elevata, il ragionamento sembra ovvio: meno zucchero significa meno frutta.
Tuttavia, la questione non è così semplice.
La frutta non è composta solo da zuccheri. A seconda della varietà, contiene molta acqua, fibre, vitamine, sali minerali e diverse sostanze vegetali. Inoltre, i frutti differiscono notevolmente tra loro: dal punto di vista nutrizionale, una ciotola di lamponi è ben diversa da una porzione abbondante di uva, da un bicchiere di succo di mela o da una manciata di frutta secca.
Ecco perché la domanda fondamentale non è: “Posso ancora mangiare frutta se ho la glicemia alta?”
È molto più utile chiedersi: quali frutti, quali porzioni e quali modalità di preparazione si adattano meglio a un’alimentazione attenta ai livelli di glicemia?
Non esiste un singolo frutto in grado di “eliminare” la glicemia alta o di curare il diabete. Affermazioni come “questo frutto abbassa immediatamente la glicemia” sono eccessivamente semplicistiche. Tuttavia, grazie al loro contenuto di fibre, alla percentuale di acqua e alla quantità di carboidrati, alcuni frutti possono rappresentare una scelta più vantaggiosa rispetto ad altri.
Ed è proprio di questo che ci occuperemo qui.
Perché la frutta influisce sulla glicemia
La frutta contiene carboidrati. Una parte di essi è presente sotto forma di zuccheri naturali come glucosio, fruttosio e saccarosio. Dopo l’assunzione, i carboidrati assimilabili vengono assorbiti dall’organismo e possono far innalzare i livelli di glucosio nel sangue.
Ciò non significa, tuttavia, che tutti gli alimenti contenenti carboidrati abbiano lo stesso effetto.
Un ruolo decisivo è svolto, tra l’altro, da:
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