Aveva risparmiato.
Tornai alla prima pagina e, in cima, con una calligrafia accurata, vidi parole che mi tolsero il respiro.
Fondo pensione della mamma.
Mamma.
Mi sono seduto lì, sul pavimento. Le ginocchia mi hanno ceduto, come se il mio corpo avesse deciso di non potermi più reggere. Ho stretto il libretto al petto come se fosse qualcosa di fragile, qualcosa di vivo.
Sotto c’erano una busta e un piccolo biglietto agganciato sul davanti.
“Per il suo compleanno”, diceva il biglietto. “Non tirarti indietro stavolta.”
Il mio compleanno era tra cinque giorni.
Le mie mani tremavano mentre aprivo la busta. La carta all’interno odorava vagamente della stanza, di bucato, di polvere e della vita che avevamo vissuto l’uno accanto all’altro senza mai vederci veramente.
Aprii la lettera e iniziai a leggere.
È iniziato con parole così dirette e tenere che mi si è stretto subito la gola.
“So che certe sere ti siedi al tavolo della cucina, a controllare le bollette, pensando che nessuno ti veda”, ha scritto. “So che hai paura di invecchiare da sola, di finire dimenticata da qualche parte, senza nessuno che venga a trovarti.”
Il resto è nella pagina successiva