È stata rilevata un’anomalia nella parte posteriore dell’occhio.
Tutto è iniziato con una visita dall’ottico: l’acuità visiva stava diminuendo, i nuovi occhiali non erano sufficienti ed è stata rilevata un’anomalia nella parte posteriore dell’occhio. L’ottico ha quindi indirizzato con urgenza Jez Bridges a un oftalmologo, che ha eseguito un esame del fondo oculare dopo la dilatazione della pupilla e una tomografia a coerenza ottica (OCT).
Di fronte a una massa sospetta, l’oftalmologo indirizza il paziente a un centro specializzato, spesso affiliato alla rete Melachonat coordinata dall’Istituto Nazionale dei Tumori. Un’ecografia oculare, talvolta integrata da una risonanza magnetica, è sufficiente nella maggior parte dei casi per diagnosticare un tumore uveale, senza nemmeno ricorrere a una biopsia. La notizia arriva poi molto rapidamente: si tratta di un tumore intraoculare.
Quest’uomo, padre di quattro figli, è affetto da melanoma uveale, un raro tumore oculare, che si è diffuso al fegato ed è ormai incurabile. La sua unica opzione è un intervento chirurgico non coperto dal Servizio Sanitario Nazionale (NHS), ma che potrebbe permettergli di trascorrere più tempo con la sua famiglia. Nonostante una prognosi iniziale positiva, sei mesi dopo Bridges ha scoperto di avere solo uno o due anni di vita.

