Parlò con nonchalance, quasi con leggerezza, spiegando che aveva bisogno di aiuto per un po’. Mi dispiacerebbe tenerla d’occhio? Solo temporaneamente. Come se gli anni di silenzio, abbandono e ricostruzione non fossero mai esistiti.
Non provavo rabbia. Ero sbalordito.
Guardai la bambina, innocente, ignara della storia che si celava dentro di lei, e poi di nuovo lui. Pensai alle notti insonni passate a preoccuparmi da sola. Ai compleanni che si era perso. Alla forza che avevo costruito senza di lui. E capii una cosa con sorprendente chiarezza: non gli dovevo niente.
Quindi ho detto di no.

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