In molte zone d’Italia basta osservare una fila di alberi alti, stretti e sempreverdi per intuire immediatamente la presenza di un cimitero. Il cipresso è infatti diventato uno degli elementi più riconoscibili dei luoghi di sepoltura, non soltanto nel nostro Paese ma anche in numerose altre regioni del Mediterraneo.
Lo si incontra frequentemente anche in Francia, Spagna, Grecia, Turchia e in molte aree dove cultura classica, tradizione cristiana e paesaggio mediterraneo si sono intrecciati nel corso dei secoli.
La sua presenza nei cimiteri non dipende da un’unica ragione. Dietro questa scelta si incontrano esigenze paesaggistiche, caratteristiche botaniche e soprattutto un simbolismo molto antico legato al lutto, alla memoria e alla continuità della vita.
Quale cipresso vediamo più spesso nei cimiteri
Quando si parla del tipico cipresso dei cimiteri italiani ci si riferisce soprattutto al Cupressus sempervirens, il cipresso mediterraneo.
È un albero sempreverde appartenente alla famiglia delle Cupressaceae e può raggiungere dimensioni considerevoli, anche se altezza e forma dipendono da varietà, ambiente e condizioni di crescita.
La sua caratteristica più evidente è la silhouette verticale e stretta, particolarmente accentuata nelle forme colonnari.
Questa crescita slanciata gli permette di creare filari molto riconoscibili senza occupare in larghezza lo stesso spazio richiesto da alberi con chiome molto espanse.
Perché la sua forma è diventata così simbolica
La forma verticale del cipresso ha favorito nei secoli interpretazioni simboliche molto forti.
La chioma che sembra salire verso il cielo è stata associata all’elevazione, al passaggio tra mondo terreno e dimensione spirituale e, in epoche differenti, all’idea dell’anima che continua il proprio cammino.
Naturalmente si tratta di significati culturali, non di proprietà botaniche della pianta.
Ma proprio questa combinazione tra forma e tradizione ha reso il cipresso particolarmente adatto ai luoghi dedicati alla memoria.
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