Per anni ho provato risentimento verso mio padre perché era povero, poi il suo ultimo regalo mi ha spezzato il cuore.

Nel frattempo, papà lavorava sempre.

Sempre in un altro stabilimento.

Sempre troppo strano.

Manca sempre qualcosa.

E col tempo, mi sono convinto che per lui il lavoro fosse più importante di quanto lo fossimo noi.

A diciassette anni, avevo già costruito un’intera storia nella mia testa.

Papà non si stava sacrificando per noi.

Lui sceglieva il lavoro al posto nostro.

Il giorno in cui sono partito da casa, ho salutato a malapena.

Ho fatto le valigie, sono salita in macchina con un amico e me ne sono andata senza voltarmi indietro. Una parte di me si sentiva in colpa. Una parte più grande, invece, provava sollievo.

Per anni ho covato quel risentimento.

Il resto è nella pagina successiva

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