“È in ospedale. Ti sta aspettando. Voleva che tu avessi queste lettere.”
Un incontro tardivo ma indimenticabile
Il giorno dopo varcai la soglia dell’ospedale.
Lei era lì. Debole, magra… Ma con quel sorriso, quello sguardo.
«Sei venuto», mi disse con le lacrime agli occhi.
La strinsi tra le braccia. E tutto ciò che avevo portato dentro per anni – dolore, rabbia, incomprensione – svanì.
Quel giorno capii qualcosa di prezioso:
a prescindere dal passato… io ero suo figlio.
E lei, finalmente, era mia madre .
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