L’anguria alza davvero la glicemia? L’esperto sfata il falso mito

L’indice glicemico misura quanto rapidamente un alimento può contribuire ad aumentare la glicemia, ma non tiene conto della quantità effettivamente consumata. Per questo si può considerare anche il carico glicemico, che tiene conto sia dell’indice glicemico sia della quantità di carboidrati presenti nella porzione.

Nella vita reale, inoltre, la frutta viene spesso consumata all’interno di un pasto o di uno spuntino insieme ad altri alimenti. La presenza di fibre, proteine e grassi può influenzare la velocità con cui i nutrienti vengono digeriti e assorbiti.

Rispetto ad altri frutti, come mandarini, uva, banane e fichi, l’anguria contiene una quantità relativamente contenuta di zuccheri semplici: circa 3-5 grammi ogni 100 grammi di polpa edibile, a seconda della tipologia.

Quando consumiamo un frutto fresco, inoltre, non assumiamo soltanto zuccheri, ma anche acqua, fibre, vitamine e sali minerali. Questi elementi contribuiscono al complessivo profilo nutrizionale dell’alimento. “Quindi no, non ha senso demonizzare l’anguria solo per il suo indice glicemico”, conclude il nostro esperto.

Il punto, quindi, non è eliminare l’anguria, ma capire quale quantità può inserirsi meglio nell’alimentazione quotidiana, soprattutto in presenza di diabete.

Chi ha il diabete può mangiare l’anguria?

In linea generale, anche le persone con diabete possono inserire l’anguria nella propria alimentazione, tenendo conto delle quantità, del resto del pasto e delle indicazioni ricevute dal proprio medico o professionista della nutrizione.

“Ad esempio, se la si consuma come dessert dopo un pasto che include fibre, proteine e grassi, l’impatto sulla glicemia sarà molto diverso rispetto a mangiarne mezzo chilo da sola e a stomaco vuoto”, sottolinea Gabrielli.

Ma qual è la porzione più giusta? Una quantità indicativa può essere di circa 150 grammi al netto degli scarti. Considerando che l’anguria è un frutto relativamente poco calorico, in alcuni contesti si può arrivare anche a 250 grammi. “Oppure, visto che le porzioni di frutta sono 3 al giorno, si può arrivare a un compromesso e consumare due porzioni in una volta: quindi 300 grammi”, suggerisce l’esperto.

Per chi ha il diabete, tuttavia, la quantità più adatta può variare in base al piano alimentare individuale, alla terapia, alla risposta glicemica e alle altre caratteristiche della propria alimentazione. Per questo è preferibile seguire le indicazioni personalizzate del proprio medico o dietista.

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