“L’ho fatto. Anni fa. Dicevi che era meraviglioso, ma non molto compatibile con i nostri orari. Che stare a casa era più sensato. Che qualcuno doveva dare la priorità ai bambini.”
Ricordavo. Le mie frasi. Le mie argomentazioni. Presentate come logiche. Responsabili.
Non mi ero accorto che, dietro le mie parole, si celava una resa silenziosa.
“Non sapevo che la situazione fosse così grave”, mormorai.
Lei annuì.
“Ne sapevi abbastanza.”
Il dolore invisibile
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