Era seduta al nostro tavolo. Ancora in uniforme da cameriera. Le mani composte in grembo.
Daniele le stava dietro.
E lo sguardo nei suoi occhi… non l’avevo mai visto prima.
Delusione. Dolore. Confusione.
«Cosa sta succedendo?» sussurrai.
Daniele parlò per primo.
“Non è venuta qui per rovinarti la vita.”
Mi si strinse la gola.
“È venuta a salvarlo.”
Si fece leggermente da parte.
“Lei è compatibile con Lily per quanto riguarda le cellule staminali.”
Le mie ginocchia hanno ceduto.
Giglio.
La nostra dolce e fragile Lily, che era in lista d’attesa per un trapianto da mesi. La bambina la cui malattia aveva sconvolto le nostre vite. Le visite notturne in ospedale. L’infinita attesa di un miracolo che sembrava non arrivare mai.
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